In evidenza: la Commissione europea propone l’EU Kids Act — niente account social sotto i 13 anni, chatbot IA sotto verifica d’età — mentre in Italia un’analisi su 77.000 messaggi di 5.000 docenti mostra un uso reale dell’IA concentrato su test e verifiche, spesso fuori orario.
Normativa e policy internazionale
EU Kids Act: la Commissione europea propone regole d’età anche per i chatbot
Il 17 settembre la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento informalmente chiamata EU Kids Act, che estende la logica delle soglie d’età già discussa per i social media a un perimetro più ampio: social network, piattaforme video, videogiochi online, chatbot di IA, app store e sistemi operativi. Lo schema per età è netto — nessun account personale sotto i 13 anni, account con supervisione parentale tra 13 e 15 anni, autonomia piena dai 15 in su con requisiti di design protettivo fino ai 18.
Per i chatbot e i servizi di IA la proposta non introduce un divieto generalizzato sotto i 13 anni ma misure specifiche legate alla verifica dell’età e alla sicurezza dell’interazione. Il cambio di impianto è nel principio di responsabilità: non tocca più solo a famiglie e ragazzi proteggersi, sono le piattaforme a dover dimostrare — con onere della prova invertito per i grandi operatori — di essere sicure per i minori, pena sanzioni fino al 6% del fatturato globale annuo. È ancora una proposta, da approvare da Parlamento e Consiglio europei.
Per la scuola italiana il punto di contatto è duplice: da un lato la soglia dei 14 anni per il consenso autonomo all’uso di sistemi di IA già fissata dalla normativa italiana resta un regime nazionale distinto, che una regola europea sui chatbot dovrà comporre; dall’altro cyberbullismo e reputazione digitale legati ai social restano fenomeni che entrano in classe indipendentemente da dove si giochi la competenza normativa.
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Ricerca e framework internazionali
UNESCO, “The Algorithm in the Room”: 26 voci sul problema dell’allineamento
L’8 settembre, in apertura della Digital Learning Week di cui ha già riferito l’edizione del 12 settembre con la dichiarazione ministeriale, l’UNESCO ha pubblicato anche The Algorithm in the Room: Seeing and Confronting the Implications of AI for the Future of Education — una raccolta di 26 brevi saggi scritti tra il 2025 e l’inizio del 2026 da studenti, docenti, ricercatori e decisori politici.
Il filo che li tiene insieme è quello che il volume chiama “problema dell’allineamento”: i sistemi di IA sono progettati per ottimizzare un obiettivo, ma la scuola persegue fini — crescita personale, cittadinanza, pensiero critico — che non si lasciano ridurre a una metrica su una dashboard. La tesi di fondo, ribadita più volte nella raccolta, è che la trasformazione della scuola a opera dell’IA non sia un destino ineluttabile ma una scelta politica legittima da discutere apertamente, da ancorare a dignità, non discriminazione, partecipazione, equità e consenso informato — con un’attenzione dichiarata ai minori e agli studenti vulnerabili.
È un testo di posizionamento più che di regole operative, ma utile a un collegio docenti proprio per questo: mette in fila, con voci diverse, gli argomenti da portare in un dibattito su un regolamento d’istituto, senza dare per scontato che l’adozione dell’IA sia solo una questione di quali strumenti scegliere.
📖 Nel wiki: UNESCO · Alfabetizzazione all’IA (AI Literacy) · Supervisione umana (human-in-the-loop) · Trasparenza algoritmica (art. 50 AI Act) · UNESCO — Guidance for generative AI in education and research (2023) 🔗 UNESCO — presentazione del report · Tech & Learning — otto punti chiave
Ricerca italiana
Non è la ricerca su Google: cosa fanno davvero i docenti con l’IA, letto nei log
Il 21 settembre è circolata un’analisi promossa da AIDAPT, startup italiana specializzata in agenti IA, in collaborazione con Sanoma: non un sondaggio ma la lettura di circa 77.000 messaggi scambiati da oltre 5.000 docenti con un assistente didattico verticale nel corso dell’ultimo anno scolastico. È un dato comportamentale, non autodichiarato, e per questo si legge accanto — invece che al posto — dell’indagine Spaggiari-ANP presentata al Senato di cui ha riferito l’edizione del 19 settembre.
L’uso prevalente è di produzione didattica diretta: 29% delle richieste riguarda test, esercizi e verifiche, 24% lezioni e percorsi didattici, 11% mappe, schemi e riassunti, 7% materiali per studenti con difficoltà di apprendimento. Il dato più interessante è temporale: un’interazione su cinque avviene nel weekend, e nei giorni feriali il 47% delle richieste arriva dopo l’orario scolastico, con un picco alle 16 e un 10% oltre le 20 — un uso che si consuma nel tempo personale del docente, non in orario di servizio.
Il quadro non contraddice l’indagine Spaggiari-ANP, la precisa: entrambe raccontano un’adozione che corre più veloce della cornice istituzionale — qui però misurata nell’atto stesso dell’uso, non nella dichiarazione di chi lo pratica.
📖 Nel wiki: Alfabetizzazione all’IA (AI Literacy) · DigCompEdu — competenze digitali degli educatori · Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) · Formazione PNRR e strumenti per la classe 🔗 Orizzonte Scuola · Tecnica della Scuola · BitMAT
Didattica e pratiche in classe
Personalizzare non è automatizzare: due dirigenti raccontano l’IA per l’inclusione
Il 15 settembre Orizzonte Scuola ha raccolto le esperienze di due dirigenti scolastici impegnati sul fronte dell’inclusione: Gianfranco Restivo, dell’Istituto Comprensivo “Giosuè Carducci” di Olginate (Lecco), e Daniele Scarampi, dei Licei “G. Della Rovere” di Savona. Il punto di partenza è una distinzione che entrambi rivendicano: personalizzare un percorso con l’IA non equivale ad automatizzarlo — la decisione su quale risorsa sia davvero funzionale “per quello studente, in quel momento” resta un giudizio pedagogico, non delegabile allo strumento.
A Olginate il lavoro è di formazione condivisa tra docenti sull’uso dell’IA nella didattica differenziata; a Savona l’innovazione tecnologica si affianca — senza sostituirla — a una cultura dell’inclusione già radicata, fatta di orti didattici, laboratori artistici e percorsi come “Imparo a lavorare” che collegano gli studenti a esperienze professionalizzanti. Il messaggio condiviso è un argine a due tentazioni opposte: il rifiuto aprioristico della tecnologia e l’entusiasmo acritico per essa.
📖 Nel wiki: Didattica inclusiva con IA · Universal Design for Learning (UDL) · Scuola aumentata · IA e inclusione: la promessa più ripetuta e la meno documentata 🔗 Orizzonte Scuola
Sintesi redazionali a cura di Antonio Scaramuzzino. Per il contenuto completo consultare sempre le fonti originali.